Abbazia di San Pietro in Valle

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  • I Leggendari, conservati nell’Archivio capitolare del Duomo di Spoleto, raccontano l’origine dell’Abazia di San Pietro in Valle.
    Si narra di Lazzaro e Giovanni che nell’anno 516 dalla Siria vennero in Italia e si ritirarono in una grotta di Spoleto erigendo un eremo, la Romitoria sul Monte Solenne.
    Si deve a Faroaldo II, duca longobardo di Spoleto, l’edificazione sulla tomba dei Santi Lazzaro e Giovanni dell’abbazia dedicata a San Pietro in cui si ritirò e dove morì da monaco nel 728. Dopo Faroaldo II, l’abbazia divenne il mausoleo dei duchi longobardi di Spoleto.
    Nell’881 il monastero subì il saccheggio dei Saraceni, fu riedificata da Ottone III di Sassonia e, nel 1234, fu assegnata da Gregorio IX ai Cistercensi. L’abbazia esercitò una grande influenza sulla vita del territorio ad essa assoggettato fino agli inizi del XIV secolo, quando fu affidata al Capitolo Lateranense.
    Nel 1484 papa Innocenzo VIII Cybo donò il feudo dell’abbazia al figlio Franceschetto; il dominio dei Cybo Malaspina durò fino al 1730 con Alderano Cybo, successivamente l’abbazia e il suo territorio passò in commanda alla nobile famiglia degli Ancajani, che ne furono abati e curatori dei restauri, divenendone in seguito all’Unità d’Italia i proprietari. Nel 1917 l’ultima discendente degli Ancajani cedette la Chiesa al parroco di Ferentillo e vendette il convento alla famiglia Costanzi che ne è l’attuale proprietaria e che ne ha curato la ristrutturazione e la trasformazione in Residenza d’Epoca.

    LA CHIESA

    La chiesa ha la facciata a capanna, oculo e portale rinascimentali ed è rivolta verso l’antico accesso da Spoleto. Ha una sola navata risalente al VII secolo; l’abside è del XII secolo.
    Nella struttura sono presenti pregevoli affreschi di scuola umbra risalenti al periodo medievale e rinascimentale, un ciclo pittorico importantissimo per la lunga serie di soggetti del Vecchio e Nuovo Testamento che si svolgono in sequenza sulle pareti della chiesa, l’autore è riuscito a dare dinamicità ai personaggi, anticipando così Cimabue e Giotto.
    L’interno, in stile Romanico, è scevro di decorazioni, spoglio, risulta diviso in tre parti: l’ingresso per i non battezzati; la parte centrale per i battezzati; la parte dell’altare, costruito con lastre risalenti al periodo longobardo, per il clero.
    Nella lastra frontale, in una curiosa iscrizione latina, è fatto il nome del committente, Ilderico duca di Spoleto, e dell’autore, il maestro Ursus, Orso. Nella lastra posteriore sono rappresentati astri e stelle.
    Nell’abazia sono presenti tre sarcofaghi di epoca romana, in uno di essi, in alabastro, è conservato il corpo del duca Faroaldo II, un’altra urna scolpita raffigura Amore e Psiche e, sul lato destro, un altro sacello è decorato con scene di caccia al cinghiale.
    Sull’abside è ancora possibile ammirare affreschi del cosiddetto Maestro di Eggi, del 1445 circa, pittore operante nel territorio spoletino e folignate, per le affinità che l’opera presenta con gli affreschi della chiesa di San Michele Arcangelo a Eggi di Spoleto.
    Sul portale esterno della chiesa sono raffigurati San Pietro con le chiavi e San paolo con la spada.
    Il chiostro, probabilmente del XII – XIII secolo, è delimitato da un porticato con due ordini di colonne e portici con poderose volte a crociera.
    Il campanile quadrangolare risale al l’XI secolo, è in pietra locale con inserti di frammenti parietali risalenti all’epoca romana e a quella longobarda.

  • Categoria: Attrazioni

     Indirizzo: Via dell'Abbazia - Ferentillo -  Umbria 

    Orari: Mattina: 10:00 - 13:00; Pomeriggio 15:00 - 18:00
    Ingresso: Gratuito
    Telefono: 0744.780519
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